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Per il Tribunale di Milano, ai fini della (parallela) iscrizione alla Gestione Commercianti, è l’Inps che deve fornire la prova dei necessari elementi costitutivi

6 Aprile 2024|

Com’è noto, la disposizione contenuta nell’art. 1, co. 208, della legge n. 662/1996 prevede testualmente che “Qualora i soggetti di cui ai precedenti commi esercitino contemporaneamente, anche in un’unica impresa, varie attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, sono iscritti nell’assicurazione prevista per l’attività alla quale gli stessi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente. Spetta all’Istituto nazionale della previdenza sociale decidere sulla iscrizione nell’assicurazione corrispondente all’attività prevalente…”.

Su questa disposizione e sul relativo campo di applicazione, la lunga e tortuosa vicenda riferita all’obbligo di contribuzione IVS/Comm dei soci di srl ha trovato il suo epilogo con il D.L. n. 78/2010 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito dalla legge n. 122/2010, atteso che è stato qui stabilito – con norma di interpretazione autentica – l’obbligo della doppia contribuzione.

Come si ricorderà, infatti, questo intervento del legislatore si è reso necessario a seguito della sentenza delle sezioni unite della Corte di cassazione, la n. 3240/2010, la quale aveva affermato che non può essere pretesa da parte dell’Inps la doppia iscrizione (IVS/Comm e Gestione Separata) per soci di srl commerciale che, oltre a svolgere personalmente la propria attività in azienda con carattere di abitualità come soci lavoratori, fossero anche amministratori della medesima società, percependo per ciò apposito compenso assoggettato alla gestione separata di cui alla legge n. 335/1995.

Essendo allo stato quindi assodato che l’amministratore che percepisce un compenso deve sempre versare i contributi alla gestione separata dell’Inps, è senz’altro necessario comprendere se e quando il socio di srl commerciale debba versare anche i contributi alla gestione IVS/Comm.

Al riguardo, è utile fare riferimento ad alcuni principi di carattere generale stabiliti dalla Suprema Corte, la quale ha sul punto stabilito che l’iscrizione alla gestione IVS/Comm dell’Inps è obbligatoria al momento in cui si realizza una serie di requisiti, tra i quali la partecipazione al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza (così come espressamente stabilito dalla norma di riferimento del 1996).

Affinché il socio di srl commerciale sia obbligato alla iscrizione di che trattasi, è necessario che sia verificata o l’una o l’altra delle due seguenti condizioni: a) che l’attività organizzativa e/o direzionale della società sia svolta prevalentemente dai soci e dai loro familiari; b) che il lavoro prestato dal socio sia abituale e prevalente.

Queste due condizioni trovano all’evidenza un naturale incrocio, atteso che il lavoro prestato dal socio può consistere tanto in un’attività di tipo esecutivo quanto in un’attività di coordinamento, quale è l’organizzazione o la direzione della società; del resto, questi due tipi di attività lavorativa possono essere svolti tanto in maniera esclusiva quanto in maniera congiunta.

Affinché ricorra l’obbligo di iscrizione in esame occorre alternativamente che il lavoro prestato dal socio di srl sia abituale e prevalente.

Con la circolare n. 78/2013 l’Inps, in sede di interpretazione e concreta applicazione della disposizione contenuta nella legge n. 662/1996, ha ritenuto che per attività autonome, soggette a comparazione in termini di prevalenza devono intendersi solo quelle che abbiano natura imprenditoriale, ossia definibili ai sensi dell’art. 2195 cod. civ., come attività economiche organizzate ed esercitate professionalmente dall’imprenditore, al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi e soggette a registrazione.

L’applicazione del criterio della prevalenza è stata pertanto sempre esclusa in ordine a quelle attività autonome svolte in forma non imprenditoriale e che rientrano nell’obbligo di iscrizione alla gestione separata di cui all’art. 2, co. 26, della legge n. 335/1995 e, per effetto di tale criterio, in caso di contemporaneo esercizio di due attività, l’una di natura imprenditoriale e l’altra compresa tra quelle iscrivibili alla gestione separata, l’Inps ha proceduto, in presenza dei rispettivi requisiti, ad imposizione contributiva nell’ambito di entrambe le gestioni previdenziali interessate.

Secondo la richiamata norma di interpretazione autentica del 2010 “L’art. 1, comma 208 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 si interpreta nel senso che le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento all’assicurazione prevista per l’attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell’Inps. Restano, pertanto, esclusi dall’applicazione dell’art.1, comma 208, legge n. 662/96 i rapporti di lavoro per i quali è obbligatoriamente prevista l’iscrizione alla gestione previdenziale di cui all’art. 2, comma 26, legge 16 agosto 1995, n. 335”.

La successiva giurisprudenza ha uniformemente applicato tale disposizione, ribadendo che “l’esercizio di attività di lavoro autonomo, soggetto a contribuzione alla Gestione separata, che si accompagni all’esercizio di un’attività d’impresa commerciale, artigiana o agricola, la quale di per sé comporti obbligo di iscrizione alla relativa gestione assicurativa presso l’Inps, non fa scattare il criterio dell’attività prevalente.” (v.  Cass., S.S.U.U., n.  17076/2011; Cass., Ss.Uu., n. 17074/2011).

Infatti, “la regola per cui ci si deve iscrivere presso l’unica gestione ove si svolge l’attività prevalente è rimasta in vigore, ma riguarda solo gli iscritti alla gestione Inps dei lavoratori autonomi ossia artigiani, commercianti e coltivatori diretti: ad es. i commercianti che svolgano anche attività di artigiano, o i coltivatori diretti che vendano i prodotti della coltivazione, ecc.” (v. Cass. n. 3839/2012).

La richiamata circolare dell’Inps chiarisce che, nell’ipotesi in cui un soggetto eserciti contemporaneamente una qualsiasi attività autonoma che comporti obbligo di iscrizione alla Gestione Separata ed un’attività imprenditoriale compresa tra quelle iscrivibili alla gestione IVS/Comm o IVS/Art, ai fini di tale ultima iscrizione non è richiesta la verifica del requisito della prevalenza, bensì degli elementi della abitualità e della professionalità della prestazione lavorativa, nonché degli altri requisiti eventualmente previsti dalle rispettive discipline normative di settore.

Ad avviso dell’Inps può ritenersi abituale un’attività effettuata per poche ore al giorno e non tutti i giorni (come è nel caso della gestione immobiliare), oppure un’attività necessaria all’interno del processo aziendale anche se non costituisce lo scopo aziendale, quale quella di predisposizione della documentazione necessaria alla vendita (v. Cass., n. 11804/2012).

Secondo un orientamento di prassi ministeriale, “i connotati dell’abitualità, sistematicità e continuità dell’attività economica vanno intesi in senso non assoluto ma relativo, con la conseguenza che la qualifica di imprenditore può determinarsi anche in ragione del compimenti di un unico affare, avente rilevanza economica e caratterizzato dalla complessità delle operazioni in cui si articola, che implicano la necessità di compiere una serie coordinata di atti economici.” (cfr. Ris. AdE n. 127/E del 16.12.2011).

Arriva dalla sezione lavoro del Tribunale di Milano la conferma che tutte le attività riconducibili all’alveo dell’amministrazione d’impresa non sono da considerare partecipazione diretta all’attività esecutiva e, pertanto, non può essere richiesta ulteriore iscrizione previdenziale Inps, se non quella relativa alla Gestione Separata.

Parliamo della sentenza n. 334 del 24 gennaio 2024, allo stato non (ancora) appellata dall’Inps.

I fatti.

Un soggetto, esercente attività di amministratore e legale rappresentante (presidente del CdA) di una società commerciale, soggetto quindi al versamento dei contributi alla Gestione Separata dell’Inps, in occasione della trasformazione della società da spa a srl e dell’acquisizione della qualifica di socio della medesima, aveva provveduto a richiedere, in via puramente amministrativa, anche l’iscrizione nella gestione IVS/Comm.

Avendo la competente sede territoriale dell’Istituto notificato sul punto un avviso di addebito, l’interessato ha proposto opposizione (per accertamento negativo) innanzi alla sezione lavoro del Tribunale di Milano, chiarendo che, a suo dire, nella fattispecie non si era concretizzata una sua partecipazione personale al lavoro aziendale, svolgendo egli solo le attività tipiche del legale rappresentante e amministratore d’azienda, sicché non è dovuta la doppia iscrizione e, quindi, la duplicazione contributiva.

La decisione

Nel costituirsi nell’avviato giudizio, l’Inps ha nel merito eccepito che il ricorrente, socio di maggioranza e amministratore unico di un’azienda commerciale produttrice di redditi, prestava la propria attività direttiva in modo prevalente in tale impresa, ove non vi erano altre persone incaricate con mansioni di tipo gestorio, svolgendo quindi funzioni necessarie al perseguimento dell’oggetto sociale e, da qui, la regolare iscrizione alla gestione IVS/Comm.

La sentenza in commento, richiamata la sottesa disposizione normativa del 1996, ha inteso dar conto di alcuni recenti arresti di legittimità (v. Cass., ord. n. 29913/2021; Cass. n. 24966/2022), secondo i quali, a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione IVS/Comm non è sufficiente la qualità di socio (neppure di accomandatario in una sas), essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza. Il requisito della partecipazione personale al lavoro aziendale deve accertarsi tuttavia in senso “relativo e soggettivo, ossia facendo riferimento alle attività lavorative espletate dal soggetto considerato in seno alla stessa attività aziendale costituente l’oggetto sociale della srl (ovviamente al netto dell’attività esercitata in quanto amministratore)” (v., da ultimo, Cass n. 35181/2021).

Del resto, la partecipazione personale al lavoro aziendale caratterizzato da abitualità e prevalenza, quand’anche esplicata tramite attività di coordinamento e direttiva, è infatti attività diversa e non può essere confusa con l’esercizio delle funzioni dell’amministratore, per il quale il socio-amministratore d’azienda è già iscritto alla gestione separata dell’Inps (v. Cass., ord. n. 12280/2020; Cass. n. 35181/2021, cit.; Cass. n. 8945/2020).

Sulla scorta di questi elementi, ad avviso del Tribunale, occorre ricordare che l’attività di amministratore si basa “su una relazione di immedesimazione organica o al limite di mandato ex art. 2260 c.c. e comporta, a seconda della concreta delega, la partecipazione ad un’attività di gestione, l’espletamento di una attività d’impulso e di rappresentanza che è rivolta ad eseguire il contratto di società assicurando il funzionamento dell’organismo sociale e sotto certi aspetti la sua stessa esistenza” (v. Cass. n. 24439/2023; Cass., ord. n. 12280/2020).

Sempre la Suprema corte ha altresì precisato che, pur in mancanza di disposizioni di dettaglio sui compiti demandati all’amministratore, non si possa far rientrare nel suo incarico il compimento dei soli atti giuridici, spettando infatti all’amministratore “la gestione della società e, dunque, una attività di contenuto imprenditoriale che si estrinseca nell’organizzazione e nel coordinamento dei fattori di produzione, comprendendovi sia il momento decisionale vero e proprio, sia quello attuativo delle determinazioni assunte” (v. Cass. n. 3240/2010) e, quindi, è da ricondurre nell’alveo delle competenze dell’amministratore l’assolvimento dei compiti quali: a) l’attività di supervisione; b) il fungere da referente per i clienti e i fornitori; c) l’avere assunto dipendenti (v. Cass., ord. n. 1759/2021).

Diversa invece è l’attività lavorativa vera e propria, finalizzata “alla concreta realizzazione dello scopo sociale, al suo raggiungimento operativo, attraverso il concorso dell’opera prestata a favore della società dai soci, e dagli altri lavoratori subordinati o autonomi” (v. Cass. n. 24439/2023), che si concretizza in una partecipazione diretta all’attività materiale ed esecutiva dell’azienda o anche comunque in un’interazione operativa e un intervento costanti sugli altri fattori produttivi.

Fatti questi richiami alla, in parte qua, applicabile giurisprudenza di legittimità, la sentenza in commento precisa che, ai sensi dell’art. 2697 cod. civ., l’onere di provare i fatti costitutivi del diritto grava sempre su colui che si afferma titolare del diritto medesimo ed intende farlo valere, ancorché sia convenuto (come nel caso di specie) in un giudizio di accertamento negativo (v. Cass civ. n. 16197/2012; n. 22862/2010; n. 19354/2010; n. 12108/2010).

Secondo il Tribunale, l’Inps non ha fornito la prova degli elementi costitutivi (come sopra individuati e richiamati) necessari per l’iscrizione alla gestione IVS/Comm del ricorrente, essendosi solamente limitato a valorizzare nella memoria di costituzione il fatto che in azienda non vi erano altre persone in posizione apicale o comunque incaricate di svolgere mansioni di tipo gestorio, da ciò desumendo che l’interessato si occupasse personalmente della gestione, organizzazione e direzione dell’impresa, assumendone la piena responsabilità.

Dall’istruttoria dibattimentale è invece emersa la natura gestoria-amministrativa delle attività concretamente esercitate dal ricorrente, unico amministratore della srl e che, per ciò stesso, non effettuava la supervisione sui dipendenti, i quali gestivano le proprie incombenze operative in modo autonomo, non occupandosi della parte commerciale e di vendita.

In altre parole, essendo complessivamente risultato l’esercizio delle sole funzioni e compiti riconducibili alla sfera dei poteri tipici dell’amministratore d’azienda, coerenti con il conferimento dei poteri al presidente del cda (come risultante dal relativo verbale di assemblea), il ricorso è stato accolto, con annullamento dell’impugnato avviso di addebito per gli asseritamente dovuti contributi alla gestione IVS/Comm.

La sentenza appena commentata, ancorché abbia statuito sulla violazione delle disposizioni contenute nell’art. 2697 cod. civ., ha all’evidenza valorizzato tutte quelle caratteristiche ed elementi che si sono oramai consolidati in ordine all’obbligo di iscrizione, o meno, ad entrambi le richiamate gestioni previdenziali dell’Inps.

Luigi Pelliccia, avvocato in Siena e professore a contratto di diritto della sicurezza sociale nell’Università degli Studi di Siena

Visualizza il documento: Trib. Milano, 24 gennaio 2024, n. 334

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