Show Info

By Rivista Labor – Pacini Giuridica · 17 April 2024

Aggiornamenti, Contratto di lavoro

Sulla non configurabilità del lavoro straordinario per i medici dirigenti di struttura complessa

Con ordinanza n. 9126 del 5 aprile 2024, che qui si segnala, la Sezione Lavoro della Cassazione ha escluso la configurabilità del lavoro straordinario nei confronti dei dirigenti medici di struttura complessa.

Con riferimento alla questione della retribuibilità del lavoro straordinario prestato dal dirigente medico, occorre, innanzitutto, rammentare il principio affermato da consolidato indirizzo giurisprudenziale (elaborato nell’ambito del settore privato, ma certamente valido anche per il settore del pubblico impiego), secondo cui i funzionari direttivi(ai quali può senz’altro essere parificato il dirigente medico, per via della sua elasticità di orario), per quanto esclusi dalla disciplina legale delle limitazioni dell’orario di lavoro (art. 17 del d.lgs. 66/2003, nonché art. 41, comma 13 del d.l. 25 giugno 2008, conv. nella l.133/2008), hanno comunque diritto al compenso per il lavoro straordinario, se la prestazione per la sua durata superi il limite della ragionevolezza e sia particolarmente gravosa ed usurante (in questo senso ex plurimis  Cass. n. 7201/04, Cass. n. 7577/2003, Cass. n. 2476/1997).

Ciò significa che se normalmente la prestazione di lavoro straordinario, da parte di un funzionario direttivo, non dà diritto alla sua retribuzione (anche perché nel caso dei medici, compensata, entro questi limiti, dalla retribuzione di risultato, introdotta dal CCNL 1996), può invece radicare il diritto in questione quando la stessa, per la sua sistematicità e costanza nel tempo, divenga gravosa ed usurante, oltre il limite della normale tollerabilità; diversamente, si prospetterebbe senz’altro la violazione dell’art. 36 della Costituzione.

Le Sezioni Unite della Cassazione, con la pronuncia 17 aprile 2009 n. 9146, richiamata nell’ordinanza della quale in seguito parleremo, ragionando in ambito di dirigenza sanitaria, ha fissato il principio per cui il riconoscimento di compenso per lavoro straordinario può aversi, a parte il caso dell’eccedenza dai limiti della ragionevolezza, soltanto qualora la normativa collettiva o la prassi aziendale o il contratto individuale delimitino un orario normale rispetto al quale possa misurarsi la straordinarietà della prestazione.

La medesima pronuncia ha riconosciuto, tuttavia, che tale ipotesi risulta sterilizzata, in ambito sanitario, dal fatto che alla previsione di un orario normale si accompagna la regola per cui la retribuzione di risultato è da ritenersi compensativa anche dell’eventuale superamento dell’orario lavorativo per il raggiungimento dell’obiettivo assegnato; pertanto, concludono le S.U., non è possibile la distinzione tra il superamento dell’orario preordinato al raggiungimento dei risultati assegnati e quello imposto da esigenze del servizio ordinario, poiché la complessiva prestazione del dirigente deve essere svolta al fine di conseguire gli obiettivi propri e immancabili dell’incarico affidatogli.

Il Tribunale di Bergamo, con la risalente sentenza n. 973 del 2011, ebbe ad affermare che allorché il medico dimostri di aver prestato nello svolgimento delle proprie funzioni, un considerevole numero di ore di lavoro straordinario, sistematicamente e continuativamente nel corso del rapporto di lavoro, in ragione delle esigenze di servizio, queste ore non possono ritenersi compensate, se non in parte, dalla retribuzione di risultato.

Infatti, viene precisato nella sentenza in questione, laddove il medico, anziché modulare la sua prestazione in funzione del raggiungimento degli obiettivi, è costretto a prestare sistematicamente massiccio lavoro straordinario, e ciò per coprire il servizio, il superamento dell’ordinario orario di lavoro non è più connesso alla discrezionalità ed al merito del medico nel raggiungimento degli obiettivi, ma diventa praticamente obbligato, a priori, per il raggiungimento di quegli obiettivi.

La Cassazione-Sezione Lavoro, con ordinanza n. 32617 del 4 novembre 2022, ha affermato che, in forza del principio di onnicomprensività di cui all’art. 24, comma 3, d.lgs. n. 165/2001, al dirigente pubblico cui siano attribuiti incarichi che possano impegnare anche oltre l’orario normale stabilito dalla contrattazione collettiva non spetta, salvo espressa diversa previsione della contrattazione collettiva medesima, alcuna ulteriore remunerazione a carico del datore di lavoro a titolo di compenso per lavoro straordinario.

Occorre, altresì, evidenziare l’assoluta irrilevanza di prassi aziendali (invocate anche dal dirigente medico di struttura complessa del caso del quale andremo a parlare) che, in qualche modo, in materia di straordinari, contrastino con la legislazione vigente o con la contrattazione collettiva e che consentano, nel pubblico impiego, al dirigente medico di percepire trattamenti economici ulteriori rispetto a quelli dovuti in base alle fonti appena menzionate.

Riepiloghiamo brevemente i fatti di causa.

La Corte d’Appello di Bari, confermando la sentenza di primo grado, ha ritenuto non configurabile il lavoro straordinario per un dirigente medico preposto a struttura complessa di un ospedale di una fondazione, poiché, così come precisato dalle Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 9146 del 2009, nei confronti dei lavoratori con qualifica dirigenziale, esclusi dalla disciplina legale delle limitazioni dell’orario di lavoro, il diritto al compenso per il lavoro straordinario può sorgere nel caso in cui la normativa collettiva (o la prassi aziendale o il contratto individuale) delimiti anche per essi un orario normale di lavoro, che risulti in concreto superato, oppure, ove non sussista tale delimitazione oraria, nel caso in cui la prestazione lavorativa ecceda i limiti della ragionevolezza in rapporto alla tutela, costituzionalmente, garantita, del diritto alla salute.

Sempre la Corte territoriale ha rilevato, inoltre, come successive pronunce della S.C. abbiano escluso, in base all’art. 65 c.c.n.l. Area dirigenza medica e veterinaria- parte normativa quadriennio 1994-1997, il diritto del dirigente, incaricato della direzione di struttura complessa, ad essere compensato per il lavoro straordinario, non essendo possibile distinguere tra il superamento dell’orario di lavoro preordinato al raggiungimento dei risultati assegnati e quello imposto da esigenze di servizio ordinario, dovendo la complessiva prestazione del dirigente essere svolta al fine di seguire gli obiettivi propri e immancabili dell’incarico affidatogli; la Corte territoriale ha, quindi, ritenuto che il sistema retributivo disciplinato dalla contrattazione collettiva per compensare l’attività dei dirigenti medici deponesse in senso univoco per la non configurabilità del lavoro straordinario da parte dei dirigenti preposti ad una struttura complessa.

Successivamente, il dirigente medico responsabile di struttura complessa, sostenendo che anche i dirigenti responsabili di struttura complessa sono tenuti al rispetto di un orario settimanale (seppure articolato in modo flessibile), che per gli stessi è ammesso per ragioni di necessità il ricorso al lavoro straordinario(se autorizzati dal superiore gerarchico e dalla Direzione sanitaria) e che la retribuzione di risultato compensa le eventuali ore lavorative eccedenti solo quando sono correlate agli obiettivi negoziati e concordati, si è rivolto alla Suprema Corte di Cassazione: con la pronuncia annotata, la Sezione Lavoro della Cassazione ha rigettato il ricorso, anche se sono state rettificate e integrate alcune affermazioni contenute nella sentenza impugnata perché errate in diritto.

I giudici di legittimità ci ricordano che le Sezioni Unite hanno evidenziato che l’art. 65 del c.c.n.l. 5 dicembre 1996, area dirigenza medica e veterinaria, nel prevedere la corresponsione di una retribuzione di risultato compensativa anche dell’eventuale superamento dell’orario lavorativo per il raggiungimento dell’obbiettivo assegnato, esclude in generale il diritto del dirigente, incaricato della direzione di struttura, ad essere compensato per lavoro straordinario, senza che, dunque, sia possibile la distinzione tra il superamento dell’orario di lavoro preordinato al raggiungimento dei risultati assegnati e quello imposto da esigenze del servizio ordinario, poiché la complessiva prestazione del dirigente deve essere svolta al fine di conseguire gli obiettivi propri ed immancabili dell’incarico affidatogli (v. Cass., Sez. Un., 17 aprile 2009, n. 9146).

Questo principio, si legge nella ordinanza de qua, è stato, poi, ribadito, in successive decisioni con le quali si è precisato che lo stesso si applica anche al personale dirigente in posizione non apicale rispondendo ad esigenze comuni all’intera dirigenza e ad una lettura sistematica delle norme contrattuali, che, ove hanno inteso riconoscere(come per l’attività connessa alle guardie mediche) una compensazione delle ore straordinarie per i medici-dirigenti, lo hanno specificamente previsto (v. Cass. 4 giugno 2012, n. 8958; Cass. 16 ottobre 2015, n. 21010);

Ma anche in più recenti pronunce, aggiunge la Cassazione, è stato escluso il diritto del dirigente medico ad essere compensato per lavoro straordinario, senza che, dunque, sia possibile la distinzione tra il superamento dell’orario di lavoro preordinato al raggiungimento dei risultati assegnati e quello imposto da esigenze del servizio ordinario, poiché la complessiva prestazione del dirigente deve essere svolta al fine di conseguire gli obiettivi propri ed immancabili dell’incarico affidatogli(v. Cass. 22 marzo 2017, n. 7348; Cass. 28 marzo 2017, n. 7921; Cass. 26 aprile 2017, n. 10322; Cass. 30 novembre 2017, n. 28787; Cass. 2 luglio 2018, n. 17260; Cass.11 luglio 2018, n. 18271; Cass. 8 novembre 2019, n. 28942); del resto, precisa l’ordinanza in esame, come è stato anche affermato nelle citate decisioni, quando la disciplina collettiva ha inteso riconoscere una compensazione delle ore di lavoro straordinario per i medici-dirigenti lo ha specificamente previsto come avvenuto per l’attività connessa alle guardie mediche o alla cosiddetta pronta disponibilità (artt.19 e 20 c.c.n.l.).

Nella pronuncia de qua , viene, inoltre, evidenziato che la  Corte Suprema  ha statuito che in tema di dirigenza medica nel pubblico impiego privatizzato, lo svolgimento di lavoro straordinario inteso quale prestazione eccedente gli orari stabiliti dalla contrattazione collettiva non fa sorgere in capo al dirigente diritti retributivi ulteriori rispetto a quanto previsto a titolo di retribuzione di risultato o a titolo di remunerazione di specifiche attività aggiuntive ( ad es. pronta disponibilità, guardie mediche, prestazioni autorizzate non programmabili, ecc.).

Tuttavia, la sistematica richiesta o accettazione di prestazioni eccedenti i limiti massimi stabiliti dalla legge o dalla contrattazione collettiva rispetto alla misura(giornaliera, settimanale, periodale o annua) del lavoro o la violazione delle regole sui riposi , come anche, quando tali norme  non si applichino o, per talune scansioni temporali, manchino, lo svolgimento della prestazione secondo modalità temporali irragionevoli, rendono il datore di lavoro responsabile, ai sensi dell’art. 2087 c.c., del risarcimento del danno cagionato alla salute(art. 32 Cost) o alla personalità morale (art. 35 e 2 Cost., in relazione all’art. 2087 c.c.) del lavoratore.

Peraltro, mentre il danno derivante dal carattere gravoso o usurante della prestazione, quando sia allegata e provata la violazione sistematica di norme specifiche sui limiti massimi dell’orario o la violazione di norme sui riposi, è da ritenere in re ipsa, nel caso in cui viceversa tali norme non siano applicabili o manchino, chi agisce per ottenere il risarcimento è tenuto ad allegare e provare che le prestazioni, per le irragionevoli condizioni temporali, in una eventualmente al contesto in cui si sono svolte, sono state in concreto lesive della personalità morale del lavoratore ( Cass. n. 16711 del 2020; v. anche Cass. n. 34968 del 2022).

La giurisprudenza richiamata, evidenziano gli Ermellini, collega la responsabilità datoriale alla sistematica richiesta o anche alla accettazione di prestazioni eccedenti i limiti massimi stabiliti dalla legge o dalla contrattazione collettiva o, comunque, all’accettazione di una prestazione resa, per esigenze di servizio, con modalità temporali irragionevoli. E ciò per la ragione che l’obbligo di tutelare la salute dei dipendenti, che grava su parte datoriale, ai sensi dell’art. 2087 c.c., è parimenti violato sia dall’imposizione di ritmi di lavoro usuranti e sia dalla accettazione, e quindi dal mancato impedimento, di una prestazione lavorativa che ecceda il ragionevole tempo di lavoro, sì da tradursi in un rischio di lesione del bene salute.

Dionisio Serra, cultore di diritto del lavoro nell’università degli Studi di Bari “Aldo Moro”

Visualizza il documento: Cass., ordinanza 5 aprile 2024, n. 9126

Scarica il commento in PDF

L'articolo Sulla non configurabilità del lavoro straordinario per i medici dirigenti di struttura complessa sembra essere il primo su Rivista Labor - Pacini Giuridica.