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Agevolazione prima casa, chiarimenti dal Fisco

4 Ottobre 2021|

04 OTT 2021 Al fine di evitare la decadenza dall'agevolazione "prima casa", è necessario che venga emanato dal Tribunale il decreto di omologazione dell'accordo di separazione consensuale e che tale atto, omologato dal Tribunale e notificato a cura dell'istante al competente ufficio dell'Agenzia delle Entrate, preveda che l'accordo patrimoniale (relativo alla vendita della casa coniugale) sia elemento funzionale ai fini della risoluzione della crisi coniugale (Agenzia delle entrate - Risposta 01 ottobre 2021, n. 651).

In relazione alla decadenza dalle agevolazioni "prima casa", la Nota II -bis) all'articolo 1, della Tariffa, Parte prima, allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (TUR) dispone, al comma 4, che« In caso di dichiarazione mendace o di trasferimento per atto a titolo oneroso o gratuito degli immobili acquistati con i benefici di cui al presente articolo prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto, sono dovute le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura ordinaria, nonché una sovrattassa pari al 30 per cento delle stesse imposte (...). Le predette disposizioni non si applicano nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall'alienazione dell'immobile acquistato con i benefici di cui al presente articolo, proceda all'acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale.»
In linea generale, pertanto, qualora si trasferisca l'immobile acquistato con le agevolazioni "prima casa" e non si proceda al riacquisto entro l'anno di un nuovo immobile da destinare ad abitazione principale, si verifica la decadenza dall'agevolazione fruita.
Con riferimento alle disposizioni agevolative previste per i casi di divorzio o di separazione, l'articolo 19 della legge 6 marzo 1987, n. 74 prevede un regime di esenzione dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa per «Tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (...)».
Le suddette agevolazioni sono applicabili anche nell'ambito dei procedimenti di separazione (Corte Costituzionale - sentenza del 10 maggio 1999, n. 154).
Con l'esenzione in parola il legislatore ha inteso favorire gli "atti e convenzioni che i coniugi, nel momento della crisi matrimoniale, pongono in essere nell'intento di regolare sotto il controllo del giudice i loro rapporti patrimoniali conseguenti alla separazione o divorzio, ivi compresi gli accordi che contengono il riconoscimento o il trasferimento della proprietà esclusiva di beni immobili all'uno o all'altro coniuge." Ciò, al fine "di favorire e promuovere, nel più breve tempo, una soluzione idonea a garantire l'adempimento delle obbligazioni che gravano sui coniugi" (Corte di Cassazione -, ordinanza del 21 settembre 2017, n. 22023).
Con particolare riferimento alla decadenza dalle agevolazioni "prima casa" fruite per l'acquisto dell'abitazione, poi trasferita nel quinquennio per effetto di un accordo di separazione, con la risoluzione del 9 settembre 2019, n. 80/E, che "in linea con la ratio dell'articolo 19 (volto a favorire gli atti e le convenzioni che i coniugi, nel momento della crisi matrimoniale, pongono in essere nell'intento di regolare "sotto il controllo del giudice" i loro rapporti patrimoniali conseguenti alla separazione o divorzio), ... la cessione, a terzi, di un immobile oggetto di agevolazione "prima casa", in virtù di clausole contenute in un accordo di separazione omologato dal giudice, finalizzato alla risoluzione della crisi coniugale, non comporta la decadenza dal relativo beneficio".
In sostanza, il trasferimento della proprietà dell'immobile agevolato, prima di cinque anni dall'acquisto, deve essere riconducibile ad un accordo, omologato dal giudice, che regola i rapporti patrimoniali a seguito della separazione o del divorzio, finalizzato alla risoluzione della crisi coniugale.
Nel caso in esame, la stipula della cessione del citato immobile è avvenuta a procedimento già instaurato e, quindi, può ritenersi atto relativo al procedimento di separazione.
I coniugi dichiaravano che la casa coniugale, acquistata con le agevolazioni "prima casa", era stata posta in vendita (in base agli accordi conclusi tra i coniugi) e chiedevano al giudice di darne atto nel successivo accordo di separazione consensuale, oggetto di omologazione, al fine di non incorrere nella decadenza, in caso di vendita prima dei cinque anni dall'acquisto.
Pertanto, l’Agenzia ritiene che la cessione della suddetta casa coniugale, intervenuta dopo la notifica ai coniugi della data di comparizione davanti al giudice (ma prima della conclusione del procedimento giudiziale instaurato) sia comunque avvenuta in vista dell'accordo di separazione da sottoporre al vaglio del giudice e ad esso connessa al fine della risoluzione della crisi coniugale.
In tal senso, al fine di evitare la decadenza dall'agevolazione in parola, nel rispetto della ratio della norma di cui all'articolo 19 della legge n. 74 del 1987 e dei principi espressi con la ricordata risoluzione n. 80/E del 2019, è necessario, che venga emanato dal Tribunale il decreto di omologazione dell'accordo di separazione consensuale e che tale atto, omologato dal Tribunale e notificato a cura dell'istante al competente ufficio dell'Agenzia delle Entrate, preveda che l'accordo patrimoniale (relativo alla vendita della casa coniugale) sia elemento funzionale ai fini della risoluzione della crisi coniugale.